Sono una persona orribile

luglio 24, 2010

Io dal barbiere ci vado rarissimamente. E non perché abbia i capelli particolarmente lunghi (io, non il barbiere), ma per “sfatica”.

Si dice così a Forlì quando non trovi le forze di far qualcosa.

Dunque, ogni 8-10 mesi vado dal barbiere e mi faccio togliere una spanna di capelli travolto dalla notoria loquacità dei professionisti della criniera.

Ma avendomi il barbiere visto poco e di rado, posso ogni volta raccontargli una vita. Davvero, provateci. Inventatevi appassionati di motocarrozzette, donnaioli mondani o furiosi leghisti: il barbiere, nazionalpopolare un po’ per soddisfare il cliente e un po’ per vocazione, vi regalerà un glorioso aneddoto su quella volta che, al bar.

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Android Tablet: esplorazioni preliminari

febbraio 2, 2010

gPad?

Come voleva la mia (facile) previsione, Google ha mosso le sue pedine.

Sul sito di ChromiumOS è comparsa una pagina contenente qualche concept screen di quella che potrebbe essere la risposta di Google ad iPad, presentato da Apple appena una settimana fa.

Nulla di nuovo, e soprattutto nulla di concreto. Solamente un messaggio, lanciato in sordina, per ricordare a tutti che sul campo da gioco dei tablet ci saranno almeno due squadre.

Chromium OS tablet concept, su Youtube.

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iPad: opinioni non richieste

febbraio 1, 2010

Pretty cool huh?

Dal giorno della sua presentazione, quando Santo Steve ci ha finalmente portato la luce sottoforma di tablet, la rete si è divisa tra coloro che stroncano iPad senza possibilità di appello, ed i fan-boy che, pur riconoscendone i limiti, sospirano ammirati in attesa della messa sul mercato.

Io sono entusiasta.

“Progettatemi un tablet entro domani!”

La divisione marketing di Apple si è rivelata, ancora una volta, di una efficienza rigorosa: l’aspettativa intorno a questo tablet misterioso che -si sussurrava- sarebbe stato presentato a fine Gennaio, era tale da indurre i fan-boy ad orgasmi spontanei e la concorrenza ad una disordinata corsa ai ripari. Il 6 Gennaio 2010 Microsoft, in occasione del CES, presenta un “tablet” ancora senza nome prodotto da HP.

Steve -Fester- Ballmer e l’HP coso

“Guardate, ci gira sopra Windows 7″ – gridava fiero e sudato un imbarazzante Steve Ballmer dal palco. Sottolineava orgoglioso la principale debolezza della creatura HP/Ms.

“Flashback”

Da quando Microsoft Apple Xerox concepì l’interfaccia grafica come metafora di una scrivania sopra la quale vi sono appoggiati documenti, fruibile con una tastiera ed un mouse, il paradigma di utilizzo dei personal computer non è cambiato di una virgola. Tale sistema funzionava felicemente con la workstation grafica, con il nostro primo PC sul quale giocavamo a “Monkey Island” e persino sui PC portatili, nonostante qualche problema nel replicare l’esperienza del mouse.

Mano a mano che la tecnologia permetteva la creazione di dispositivi sempre più piccoli ed orientati ad un utilizzo in movimento, emergevano tuttavia gli evidenti limiti di questo più che maggiorenne paradigma di utilizzo. L’introduzione dei netbook, quegli ibridi con la forma di un laptop, le dimensioni di una calcolatrice e la potenza di un Grillo parlante Clementoni, ha poi consolidato l’esigenza di una interfaccia uomo-macchina completamente diversa da quella alla quale ci eravamo abituati, perlomeno in scenari di utilizzo in mobilità.

Safari su iPhone

Nello stesso anno in cui ASUS introdusse l’eeePc, era il 2007, aveva già fatto capolino il game-changer: iPhone, il telefono cellulare di Apple. Un oggetto dalla carica innovativa devastante, con una interfaccia touchscreen studiata per essere utilizzata con profitto senza l’ausilio di stylus, tasti direzionali o alchimie varie. Per ingrandire una fotografia è sufficiente “stirarla” con la punta delle dita, per eliminare un sms basta spizzicarlo fuori dallo schermo.

Questo aggeggino portava un’altra novità sui dispositivi di telefonia mobile: un browser vero. Safari per iPhone è capace di renderizzare perfettamente qualsiasi pagina web, esattamente come il vostro browser preferito (a patto che non si tratti di IE).

Apple aveva capito alcuni concetti fondamentali:

  • l’interazione con un dispositivo touchscreen deve essere il più semplice e naturale possibile, libera dalle tare imposte sui PC;
  • Software as a Service” è un termine che ha cessato di essere buzz-word oramai da un lustro: la gran parte del tempo speso al computer è (o potrebbe essere) speso all’interno di un browser. Un dispositivo mobile doveva garantire una esperienza web paragonabile a quella a cui si è abituati su un computer tradizionale.

La concorrenza dei dispositivi Symbian, Windows Mobile e Blackberry era stata sbaragliata già in partenza, almeno tecnologicamente.

“Enter AndroidSay your prayers little one don’t forget my son to include everyone

Buh!

Il mercato della telefonia mobile era diventato improvvisamente interessante ed enormemente redditizio per i produttori di hardware e di software, grazie all’enorme successo di vendite dell’ultimo nato Apple. iPhone non era solamente un nuovo prodotto, ma soprattutto un nuovo modo di concepire Internet in mobilità, una nuova piattaforma per la fruizione di contenuti digitali.

Una piattaforma attraverso la quale vendere pubblicità.

Google, che già nel 2005 con l’acquisizione di Android inc., aveva individuato il mobile web come terreno fertile per l’advertising (che, ricordo ai più sprovveduti, è il core business della grande G), cominciò a piazzare le proprie pedine rilasciando il 12/11/2007 la prima beta dell’SDK di Android, un sistema operativo opensource per smartphone ed handheld, ispirato dagli stessi principi di usabilità e di “Internet centricità” che avevano mosso Apple. Una mossa dettata dall’esigenza di non creare un mercato pubblicitario sul web polarizzato da un unico player.

Da allora, Android è finito su laptop, lettori multimediali, e, ovviamente, telefoni cellulari, inseguendo (senza averlo ancora raggiunto?) il primato tecnologico di Apple.

“Back to our days”

iPhone mega?

E insomma, arriva il 27 Gennaio 2010, Steve calca il palco dello “Yerba Buena Center for the Arts” di San Francisco, e introduce al mondo “la cosa più importante che abbia mai prodotto”: un dispositivo che altro non è che un iPhone gigante. Che però non telefona.

Grida, di scherno per i detrattori e di dolore per chi sperava venisse consegnato loro il device definitivo, echeggiavano per tutta la rete, incredula di fronte ad un oggetto già visto, analizzato ed assimilato. Tutta l’aspettativa generata era stata sbriciolata in un istante da un dispositivo che pareva nato vecchio; nemmeno il “Reality distortion field” di Jobs aveva potuto nulla.

D’accordo, iPad ha delle lacune. Non ha una webcam frontale (ma si sussurra l’avrà presto), non supporta il multitasking, non ha lo schermo adatto all’utilizzo come eBook reader (la durata della batteria del Kindle si esprime in settimane, non ore), e soprattutto è il solito Walled garden infestato di DRM che le major tentano di proporci da almeno dieci anni. Ma è l’oggetto che getta le basi per un nuovo modo di concepire il mobile computing. Che aggredirà (devastandolo) il mercato dei netbook, fornendo finalmente la via di mezzo tra laptop e smartphone, a partire da 499$ (in Euro? 499, probabilmente).

Un oggetto che crea un nuovo mercato.

Quasi mille parole per arrivare a distillare il pensiero che mi ronza in testa da qualche giorno: iPad farà bene soprattutto a Google ed al suo Android: Apple ha legittimato un mercato che fino al giorno prima poteva dirsi inesistente, ma non sarà l’unica a beneficiarne.

Android è una piattaforma tecnologicamente alla pari di quella di casa Apple, con in più il vantaggio di essere free, “as in beer” (gratuita per i produttori di hardware) ed “as in speech” (i suoi sorgenti sono liberamente disponibili): fattori che hanno attirato player di prima importanza del settore della telefonia e non solo (HTC, Samsung, Dell, Siemens, Philips, Motorola, Huawei, Acer, Asus, Garming e tanti altri), che non esiteranno ad entrare a piedi uniti nel nascente mercato dei tablet. Qualcuno, come MSI, ha già annunciato un prodotto.

Una sana concorrenza “interna” tra produttori di device basati su Android penserà a colmare le lacune di iPad che ho evidenziato sopra.

Per concludere, cito il buon Eio: una delusione, tempo sei mesi ce l’avremo tutti.
Che sia iPad o Android, aggiungo io.

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Reset di un campo Select mediante jQuery

settembre 7, 2009

Appunti per me, per google e per coloro che sapranno cosa farsene:

  • Reset alla prima option

$(‘#select_id’).val($(‘option:first’, this).val());

  • Reset ad opzione nulla

$(‘#select_id’).val(null);

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Warning Labels

settembre 6, 2009

In qualità di scienziati e cittadini responsabili, facciamo un plauso al recente passo verso una legislazione che richiede di piazzare, sui prodotti che dovessero presentare pericoli per i consumatori, avvertimenti adeguati. Dobbiamo comunque ricordare che tali avvertimenti, per quanto necessari, affrontano solamente la superficie di ciò che sarebbe veramente necessario in questo importante contesto. Questo è particolarmente vero alla luce delle nuove scoperte nell’ambito della fisica del 20esimo secolo.

Per questo siamo a proporre, in qualità di scienziati, un’unione delle forze nella direzione di una spinta verso nuovi leggi che renderanno obbligatoria la presenza di nuove etichette di avvertimento sulle confezioni di qualunque prodotto in vendita.

Segue la lista dei nuovi avvertimenti che suggeriamo.

ATTENZIONE:

Questo prodotto piega lo spazio ed il tempo nella propria prossimità.

ATTENZIONE:

Questo prodotto attira qualunque altra forma di materia nell’universo, inclusi prodotti di altre compagnie, con una forza proporzionale al prodotto delle masse ed inversamente proporzionale alla loro distanza.

PERICOLO:

La massa di questo prodotto contiene una energia pari a circa 3 milioni di tonnellate di dinamite per grammo di peso.

MANEGGIARE CON ESTREMA CAUTELA:

Questo prodotto contiene minute particelle elettricamente cariche, in movimento ad una velocità che supera gli 800 milioni di km/h.

AVVERTIMENTO:

C’è una probabilità molto bassa ma tangibile che, mediante un processo noto come tunneling, questo prodotto possa spontaneamente scomparire dalla posizione attuale e riapparire in qualunque posto nell’universo, inclusa la casa del vostro vicino. Il produttore non deve essere ritenuto responsabile per qualsiasi danno o inconveniente dovesse risultare.

LEGGERE PRIMA DI APRIRE LA CONFEZIONE:

Secondo una versione suggerita della Grande Teoria Unificata, le particelle primarie costituenti questo prodotto potrebbero decomporsi fino a sparire nei prossimi 400 milioni di anni.

QUESTO PRODOTTO E’ COMPOSTO DI MATERIA AL 100%:

Nell’improbabile ipotesi in cui questo prodotto dovesse venire a contatto con antimateria in qualunque sua forma, ne risulterebbe una esplosione catastrofica.

AVVERTIMENTO COME DA RICHIESTA DI LEGGE:

Qualsiasi uso di questo prodotto, in qualunque maniera, incrementerà l’entropia dell’universo. Per quanto questo non implichi responsabilità legale alcuna, si avverte il consumatore che questo processo porterà alla morte termica dell’universo.

NOTA:

Le particelle contenute in questo prodotto sono tenute insieme da una forza “collante” della quale attualmente si hanno poche informazioni, ed il cui potere collante non può pertanto essere garantito permanentemente.

ATTENZIONE:

In aggiunta a qualsiasi altra indicazione trovata, si avvisa il consumatore che questo prodotto, in realtà, consiste nel 99.9999999999% di spazio vuoto.

AVVERTIMENTO – NUOVA GRANDE TEORIA UNIFICATA:

Il produttore potrebbe essere scientificamente qualificato a sostenere che questo prodotto sia deca-dimensionale. In ogni caso, si ricorda al consumatore che tale fatto non conferisce diritto legale aggiuntivo o riduttivo rispetto a quelli applicabili ad oggetti tridimensionali, in quanto le sette dimensioni aggiuntive sono arrotolate in una regione talmente piccola da non poter essere individuata.

NOTA:

Alcune teorie di fisica quantistica suggeriscono che, nel momento in cui il consumatore non stia direttamente osservando il prodotto, questo possa cessare di esistere o permanga ad esistere solamente in uno stato vago ed indeterminato.

AVVISO SULL’EQUIVALENZA COMPONENTE:

Le particelle subatomiche che costituiscono questo prodotto sono esattamente le stesse, in qualsiasi aspetto misurabile, rispetto a quelle utilizzate nei prodotti di altre compagnie, e non può essere legittimamente espressa alcuna affermazione contraria.

RISCHI PER LA SALUTE:

E’ importante sollevare questo prodotto con attenzione, in quanto la sua massa, e dunque il suo peso, è dipendente dalla sua velocità rispetto all’utilizzatore.

AVVERTIMENTO IMPORTANTE PER L’AQUIRENTE

L’intero universo fisico, incluso questo prodotto, potrebbe un giorno ricollassare in uno spazio infinitamente piccolo. Nel caso in cui dovesse successivamente riemergere un nuovo universo, l’esistenza di questo prodotto non può essere garantita.

Barbaramente tradotto dal sottoscritto in un momento di noia, originale su komplexify.com

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Poi uno dice il karma

settembre 5, 2009

karmaDopo il post relativo a Telecom, stavo per scrivere un altro post piuttosto polemico su H3G, che ha lasciato per tutta l’estate i 3Store senza iPhone e senza informazioni sulle date di consegna. Stavo per scrivere che ho ordinato il telefono da ormai due mesi, e che ho ormai maturato un rapporto di amicizia con la simpatica ragazza del mio 3Store, che vado a visitare ormai giornalmente a caccia di buone notizie che lei, impotente, non può darmi.

Stavo insomma per versare un pochino di bile su questo spazio, per evitare che tracimi dal mio corpo, quando mi chiama la ragazza dello store 3 e mi dice che il telefono è in consegna per mercoledì.

Poi uno dice il karma.

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Digital Divide

settembre 5, 2009

Digital divideA sei mesi dall’inizio di questa storia, credo di poter dire di avere avuto una pazienza non comune. Passati 180 giorni, una decina di inutili appuntamenti con i tecnici di Icot s.r.l. di Forlì, dopo avere speso 32 ore di permessi per seguire lavori che –le rare volte in cui vengono iniziati- non son mai finiti, dopo ore di telefonate, un paio raccomandate e tanti fax di protesta, posso dire di avere un limite di sopportazione piuttosto alto.

Adesso vorrei condividere con “i miei venticinque lettori” uno stralcio della raccomandata (link a fondo post) inviata a Telecom Italia come protesta formale.

A cinque mesi dalla prima richiesta di attivazione di una linea ADSL, in un comune capillarmente coperto dal servizio e per un palazzo di recentissima costruzione composto di sei unità abitative, situato in posizione adiacente al box Telecom e per il quale, oltretutto, da due anni esiste una pratica pendente di sostituzione di un’infrastruttura provvisoria, mi ritrovo nella situazione di avere perso 32 ore lavorative suddivise tra 8 giornate, durante 3 delle quali non si è presentato alcun tecnico, nonostante la vostra conferma, e con la prospettiva di dovere attendere un altro mese nella speranza che, il 21 settembre, sia finalmente concluso il lavoro, ed io possa iniziare ad usufruire del vostro servizio.

I mesi, nel frattempo, son diventati sei. Ed io continuo a parlare con i tecnici di Icot che danno la colpa a Telecom, e con gli operatori di Telecom che sostengono la colpevolezza di Icot. Ed a visitare casa dei miei genitori per riuscire a strappare qualche quarto d’ora di connettività.

La lettera di reclamo

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Cronaca nera 2.0

settembre 4, 2009

Ieri sera, poco dopo le 21, ricevo una chiamata da una persona che si presenta, con tanto di nome e cognome, come giornalista di una nota testata locale. Il tizio in questione, dopo avermi rinfrescato la memoria

“Ricordi, ci siamo già visti al $posto_dove_lavori, per $attività_che_svolgo_realmente”

da "Il Resto del Carlino" online

mi ha domandato se per caso conoscessi lo sventurato ragazzo scomparso in un incidente ieri 3 settembre, puntualizzando che, visto che abitava a pochi passi da casa mia, a Forlimpopoli, avrei sicuramente dovuto conoscerlo. Ad una mia risposta negativa, si è pacificamente arreso riprendendo il giro di telefonate.

Io, che ho la memoria di un bonsai, non ho trovato particolarmente strano il fatto di non ricordare l’identità di questo individuo, convintissimo a parole di conoscermi (citando oltretutto dove abito e che lavoro faccio). Ma, per quanto mi sforzassi, non riuscivo assolutamente a farmi saltare in mente qualcuno che, conosciuto sul posto di lavoro abbastanza bene da rivelare dove abito, facesse il giornalista. Tra l’altro, non abito nemmeno più all’indirizzo che mi aveva citato (con tanto di numero civico).

Vuoi vedere che…

Spulciando i log di questo blog, mi trovo una visita al mio curriculum vitae risalente a pochi minuti prima rispetto alla chiamata. Sono stato “vittima” di un attacco di “social engineering”?

La persona in questione potrebbe avere ricercato, con una semplice query su Google, l’indirizzo dello sventurato protagonista dell’episodio di cronaca, corredato da qualche keyword come “cellulare” o “curriculum”, alla ricerca di potenziali amici/conoscenti, ed ecco il mio CV, con tanto di numero di telefono.

Disclaimer: non sono certo del collegamento tra visualizzazione del CV e giornalista in questione, nè tanto meno -merito della mia proverbiale memoria-, di non conoscere davvero tale individuo, che comunque è stato molto gentile e per nulla insistente. Non esiste inoltre alcuna questione privacy: il mio curriculum è stato volontariamente pubblicato, in forma completa, sul web. La mia privacy è stata venduta senza troppi rimorsi al miglior offerente, -Google-, una  decina di anni fa.

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I pancabbestia di Forlì

settembre 2, 2009

Quando il tempo e la temperatura lo permettono, mi piace andare a mangiare nella piazzetta del Municipio di Forlì, volgarmente nota come “dai, lì dove c’è l’Abbey”: ci sono i tavoli, ci sono gli ippocastani, e solitamente l’afa, in quel posto lì, si dimentica di colpire.

Anche i pancabbestia di Forlì, specie alloctona importata dal ridente sud della nostra penisola, hanno scoperto questo piccolo angolo di pace, e l’hanno prontamente colonizzato, insieme ai loro simpatici amici a quattro zampe. Tra i discorsi divertenti che si possono intercettare, usciti dalla bocca di queste bizzarre creature, uno in particolare mi ha fatto riflettere.

“I punk-bestia di Bologna sono delle meeerde!” -proprio con 3 e-

“Essì son dei fighetti del cazzo, mica come noi, che stiamo qui in strada e facciamo schifo e puzziamo come delle meeerde.”

“Si, si, i pancabbestia di Bologna son delle fighe, noi siamo i mejo”

Ecco, il “ce-l’ho-lunghismo” al contrario, mi fa pensare.

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Morosità

settembre 2, 2009
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Ogni due settimane circa mi squilla il telefono, con una chiamata proveniente da una ditta del Trevigiano, che tenta di inviare un fax al mio numero di telefono. Diligentemente, ogni due settimane circa, raccolgo la telefonata e la giro al 19, che è il numero interno del fax vero e proprio, nonostante sappia perfettamente che il fax non è in realtà destinato a me o alla ditta per la quale lavoro, bensì ad una ditta che chiameremo ditta. I trevigiani, dunque, ogni due settimane circa, inviano un fax alla ditta, contenente fattura, per un’entità di 300/400 euro ogni volta, da mesi.

Oggi, anzichè il fidato, unico fax bisettimanale, ne arrivano due. E allora mi avvento rapace a leggere cos’avranno mai da dire di diverso dal solito, questa volta. Il primo era la solita, rassicurante fattura per 300/400 euro. Il secondo invece era una lettera a segnalare la morosità di 8000 e rotti euro, che dice qualcosa come “e non dite che non lo sapevate, che vi abbiamo mandato i fax ogni 2 settimane”.

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