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Archivio per la categoria ‘Pensieri’

iPad: opinioni non richieste

1 febbraio 2010 Simone Nessun commento

Pretty cool huh?

Dal giorno della sua presentazione, quando Santo Steve ci ha finalmente portato la luce sottoforma di tablet, la rete si è divisa tra coloro che stroncano iPad senza possibilità di appello, ed i fan-boy che, pur riconoscendone i limiti, sospirano ammirati in attesa della messa sul mercato.

Io sono entusiasta.

Progettatemi un tablet entro domani!

La divisione marketing di Apple si è rivelata, ancora una volta, di una efficienza rigorosa: l’aspettativa intorno a questo tablet misterioso che -si sussurrava- sarebbe stato presentato a fine Gennaio, era tale da indurre i fan-boy ad orgasmi spontanei e la concorrenza ad una disordinata corsa ai ripari. Il 6 Gennaio 2010 Microsoft, in occasione del CES, presenta un “tablet” ancora senza nome prodotto da HP.

Steve -Fester- Ballmer e l'HP coso

“Guardate, ci gira sopra Windows 7″ – gridava fiero e sudato un imbarazzante Steve Ballmer dal palco. Sottolineava orgoglioso la principale debolezza della creatura HP/Ms.

Flashback

Da quando Microsoft Apple Xerox concepì l’interfaccia grafica come metafora di una scrivania sopra la quale vi sono appoggiati documenti, fruibile con una tastiera ed un mouse, il paradigma di utilizzo dei personal computer non è cambiato di una virgola. Tale sistema funzionava felicemente con la workstation grafica, con il nostro primo PC sul quale giocavamo a “Monkey Island” e persino sui PC portatili, nonostante qualche problema nel replicare l’esperienza del mouse.

Mano a mano che la tecnologia permetteva la creazione di dispositivi sempre più piccoli ed orientati ad un utilizzo in movimento, emergevano tuttavia gli evidenti limiti di questo più che maggiorenne paradigma di utilizzo. L’introduzione dei netbook, quegli ibridi con la forma di un laptop, le dimensioni di una calcolatrice e la potenza di un Grillo parlante Clementoni, ha poi consolidato l’esigenza di una interfaccia uomo-macchina completamente diversa da quella alla quale ci eravamo abituati, perlomeno in scenari di utilizzo in mobilità.

Safari su iPhone

Nello stesso anno in cui ASUS introdusse l’eeePc, era il 2007, aveva già fatto capolino il game-changer: iPhone, il telefono cellulare di Apple. Un oggetto dalla carica innovativa devastante, con una interfaccia touchscreen studiata per essere utilizzata con profitto senza l’ausilio di stylus, tasti direzionali o alchimie varie. Per ingrandire una fotografia è sufficiente “stirarla” con la punta delle dita, per eliminare un sms basta spizzicarlo fuori dallo schermo.

Questo aggeggino portava un’altra novità sui dispositivi di telefonia mobile: un browser vero. Safari per iPhone è capace di renderizzare perfettamente qualsiasi pagina web, esattamente come il vostro browser preferito (a patto che non si tratti di IE).

Apple aveva capito alcuni concetti fondamentali:

  • l’interazione con un dispositivo touchscreen deve essere il più semplice e naturale possibile, libera dalle tare imposte sui PC;
  • Software as a Service” è un termine che ha cessato di essere buzz-word oramai da un lustro: la gran parte del tempo speso al computer è (o potrebbe essere) speso all’interno di un browser. Un dispositivo mobile doveva garantire una esperienza web paragonabile a quella a cui si è abituati su un computer tradizionale.

La concorrenza dei dispositivi Symbian, Windows Mobile e Blackberry era stata sbaragliata già in partenza, almeno tecnologicamente.

“Enter Android” Say your prayers little one don’t forget my son to include everyone

Buh!

Il mercato della telefonia mobile era diventato improvvisamente interessante ed enormemente redditizio per i produttori di hardware e di software, grazie all’enorme successo di vendite dell’ultimo nato Apple. iPhone non era solamente un nuovo prodotto, ma soprattutto un nuovo modo di concepire Internet in mobilità, una nuova piattaforma per la fruizione di contenuti digitali.

Una piattaforma attraverso la quale vendere pubblicità.

Google, che già nel 2005 con l’acquisizione di Android inc., aveva individuato il mobile web come terreno fertile per l’advertising (che, ricordo ai più sprovveduti, è il core business della grande G), cominciò a piazzare le proprie pedine rilasciando il 12/11/2007 la prima beta dell’SDK di Android, un sistema operativo opensource per smartphone ed handheld, ispirato dagli stessi principi di usabilità e di “Internet centricità” che avevano mosso Apple. Una mossa dettata dall’esigenza di non creare un mercato pubblicitario sul web polarizzato da un unico player.

Da allora, Android è finito su laptop, lettori multimediali, e, ovviamente, telefoni cellulari, inseguendo (senza averlo ancora raggiunto?) il primato tecnologico di Apple.

Back to our days

iPhone mega?

E insomma, arriva il 27 Gennaio 2010, Steve calca il palco dello “Yerba Buena Center for the Arts” di San Francisco, e introduce al mondo “la cosa più importante che abbia mai prodotto”: un dispositivo che altro non è che un iPhone gigante. Che però non telefona.

Grida, di scherno per i detrattori e di dolore per chi sperava venisse consegnato loro il device definitivo, echeggiavano per tutta la rete, incredula di fronte ad un oggetto già visto, analizzato ed assimilato. Tutta l’aspettativa generata era stata sbriciolata in un istante da un dispositivo che pareva nato vecchio; nemmeno il “Reality distortion field” di Jobs aveva potuto nulla.

D’accordo, iPad ha delle lacune. Non ha una webcam frontale (ma si sussurra l’avrà presto), non supporta il multitasking, non ha lo schermo adatto all’utilizzo come eBook reader (la durata della batteria del Kindle si esprime in settimane, non ore), e soprattutto è il solito Walled garden infestato di DRM che le major tentano di proporci da almeno dieci anni. Ma è l’oggetto che getta le basi per un nuovo modo di concepire il mobile computing. Che aggredirà (devastandolo) il mercato dei netbook, fornendo finalmente la via di mezzo tra laptop e smartphone, a partire da 499$ (in Euro? 499, probabilmente).

Un oggetto che crea un nuovo mercato.

Quasi mille parole per arrivare a distillare il pensiero che mi ronza in testa da qualche giorno: iPad farà bene soprattutto a Google ed al suo Android: Apple ha legittimato un mercato che fino al giorno prima poteva dirsi inesistente, ma non sarà l’unica a beneficiarne.

Android è una piattaforma tecnologicamente alla pari di quella di casa Apple, con in più il vantaggio di essere free, “as in beer” (gratuita per i produttori di hardware) ed “as in speech” (i suoi sorgenti sono liberamente disponibili): fattori che hanno attirato player di prima importanza del settore della telefonia e non solo (HTC, Samsung, Dell, Siemens, Philips, Motorola, Huawei, Acer, Asus, Garming e tanti altri), che non esiteranno ad entrare a piedi uniti nel nascente mercato dei tablet. Qualcuno, come MSI, ha già annunciato un prodotto.

Una sana concorrenza “interna” tra produttori di device basati su Android penserà a colmare le lacune di iPad che ho evidenziato sopra.

Per concludere, cito il buon Eio: una delusione, tempo sei mesi ce l’avremo tutti.
Che sia iPad o Android, aggiungo io.

Ho fatto due etti e mezzo signò, lascio?

5 maggio 2009 Simone 2 commenti

05052009074Un giorno di spam a mezzo posta tradizionale fanno 266 grammi di carta.

In un anno, facendo due conti, fanno quasi 100Kg.

La carta ha un potere calorifico di circa 3700kcal/Kg, che in KWh fanno circa 4.3KWh/Kg, che per cento Kg fanno 430KWh.

430KWh con un anno di spam. E’ un peccato che non sia io a termovalorizzarlo.

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Io? Io faccio il batterista.

12 febbraio 2009 Simone 19 commenti

Ci ho messo parecchio tempo a capire il motivo per cui, guardando un concerto, mi fisso sempre sul batterista. Movimenti rapidi, la musica fatta con tutto il corpo, con passione.

Qualche sera fa ho realizzato lucidamente il motivo della mia ammirazione. Io faccio il batterista.

Il batterista non è un frontman: pochi di voi sapranno citarmi il nome di un virtuoso dei piatti. Ma lui c’è, sempre, lì dietro, ad assicurarsi che tutti tengano il tempo, ad inseguire quella chitarra troppo veloce. A sottolineare il ritornello solenne per poi farsi impalpabile o addirittura silenzioso in quell’assolo acustico romantico. La gloria è poca: un batterista bravo ha fatto il suo dovere, uno meno dotato o che non sa rimediare agli errori del cantante rovina irrecuperabilmente una canzone.

A volte, perchè non può fare troppo altro per farsi notare, lancia in aria le bacchette per riafferrarle al volo e dopo averle fatte roteare tra le dita come un abile giocoliere le picchia sul crash per chiudere un brano. Ma gli applausi sono per Bono, per Slash.

Il batterista, che sa di essere fondamentale per il gruppo (e la consapevolezza è reciproca), spesso si confida con il bassista, con il quale condivide la scarsa considerazione del pubblico. Il bassista, come fosse chissà quale segreto, a volte confessa sottovoce di aver smesso di suonare prima del ritornello, tanto per capire se qualcuno, da qualche parte, potesse accorgersene. Lui alzando spalle e bacchette in tono di rassegnazione, lo sostiene nella sua battaglia.
Ma dentro sorride.

Sorride perchè sa di non poterlo fare, sorride, forse anche con un po’ di amarezza, perchè sa di non volerlo fare. E’ nato così, con la musica dentro. Quella musica che fa con tutto il corpo, sfregando le polsiere sulla fronte per asciugarsi, lottando ad ogni canzone per non fare sfigurare quel signore, ormai anziano, che canta “…va bene così…” di fronte a ottantamila persone. Che poi non gli piace neanche la sua musica, ma lo spartito per batteria è fantastico. A lui piace così, e non vorrebbe mai suonare nessun altro strumento.

Io? Io faccio l’informatico.

Caffelatte e plumcake

28 ottobre 2008 Simone Nessun commento

Era parecchio tempo che non anticipavo il motivetto brasilianeggiante che ogni mattina il mio redivivo e65 suona per richiamarmi alla veglia.

E’ piacevole.

Google Chrome

2 settembre 2008 Simone 7 commenti

Onestamente, te lo aspettavi?

Io no. Sul serio. O meglio, era prevedibile che Google, presto o tardi, se ne venisse fuori con una versione brandizzata di Firefox, con qualsiasi GCosa installata.

Ma questo no. Uscirsene con un browser basato su Webkit (che, Safari insegna, è schifosamente veloce) dopo i tanti soldi regalati alla Mozilla Foundation perchè facesse concorrenza ad Internet Explorer, no, non me l’aspettavo.

E continuano a ronzarmi per la testa i soliti pensieri (Monopolio! Google sta diventando cattiva! E la nostra privacy? Oddio ho messo tutti i miei dati nelle mani di una azienda privata! Come faccio a fidarmi?), ma sono certo che una chance, a Chrome, gliela darò. E quando fornirà strumenti utili agli sviluppatori, qualcosa di simile a Firebug o a Dragonfly, supportando magari script a-la-greasemonkey, potrebbe anche diventare titolare. Intendiamoci, non hanno inventato niente di nuovo (V8 a parte, il nuovo “velocissimo” motore javascript): la separazione “un processo per tab” l’ha portata IE8, come la navigazione privata, che, in senso più ampio, è stata introdotta internetsecoli fa (da Safari?).

La concorrenza, è Cosa Buona, ma io non me l’aspettavo mica. E, come diceva saggiamente un mio vecchio compagno di merende, il pubblico che potenzialmente potrebbe abbracciare più facilmente il nuovo nato di casa Google non è quello di Internet Explorer, ma quello più volubile di Firefox, Opera, Flock, Safari, Nautilus…

A meno che Google non abbia in cantiere la Killer Application del Web. Che gira solo su V8 (che comunque è opensource!). E si integra perfettamente con Chrome. E che se ci vai con IE beh, ti dice che “non puoi mica visitare questo sito col tuo browser, ma puoi provare Chrome, la prima dose è gratis”.

Do no evil.

Io (scemo?) ci credo ancora.

Update: link per il download

Personal file sharing

7 agosto 2008 Simone 1 commento

Le premesse lasciamole a chi non ha nulla da dire: andiamo al sodo.

Il problema dello scambio di dati da 1 ad N persone su internet viene solitamente affrontato sulla base del valore di N:

  • una persona: email, IM
  • piccolo gruppo di persone: email, FTP
  • enorme gruppo di persone: bittorrent

con relativi svantaggi:

  • Email: limitazioni nella dimensione degli allegati
  • IM: costoso in termini di banda per chi invia
  • FTP: costoso in termini di banda, tipicamente non disponibile
  • bittorrent: privacy inesistente nel caso di pubblicazione su un tracker pubblico, difficile setup di un tracker privato

La soluzione bittorrent, pur con dei -risolubili?- problemi, appare immediatamente come quella tecnicamente più conveniente, scalando perfettamente da piccoli numeri (comunicazione 1-1) a numeri anche grandissimi (comunicazione 1-N).

Ho deciso di dedicarmi, come progetto a lungo termine, alla programmazione di un client IM basato su XMPP che implementi un tracker/client bittorrent e la relativa gestione dei download ristretta a gruppi di utenze.

Chiunque abbia suggerimenti, feature da proporre, voglia di dare una mano, può lasciare un commento qui.

Vivere a colori. Non tutti.

28 luglio 2008 Simone 3 commenti

Il daltonismo (io sono quasi deuteranopa) è una di quelle cose che suscita una curiosità morbosa sulla gente, e, tipicamente, scatena domande abbastanza ridicole.

D: “Ma tu come vedi il rosso?”

R: “Rosso!”
D: “ma, come!, non sei daltonico?”
R: “…”

e via dicendo.

Questo post vuole essere una risposta, una volta per tutte, a tutte le domande più comuni che mi vengono poste, ed un modo per darvi la possibilità di vedere con i miei occhi.

Sei daltonico? Quindi non vedi il verde e il rosso!?

Non esattamente. In realtà la parola daltonismo racchiude in sè una serie notevole di disturbi alla vista legati alla sensibilità ad alcuni, o a tutti, i colori: un interessante articolo di colourlovers elenca nel dettaglio le varie forme di daltonismo, dove la mia si può identificare come “Deuteranomaly”, ovvero, una certa desensibilizzazione al verde, che può portarmi a confondere alcune particolari sfumature di tale colore. In ogni caso, l’erba è verde, il sangue è rosso anche per me.

Ma… come fai con il semaforo?

Questa è veramente una FAQ. Posto che io, personalmente, non ho problemi nel distinguere il rosso dal verde nel semaforo (complice il fatto che sono di colore molto intenso), c’è un trucco molto semplice. IL ROSSO STA SOPRA, IL VERDE STA SOTTO. Facile eh?

Rosso sopra. Verde sotto. Facile.

Eh, già, in effetti… Senti, ma… come vedi il verde?

Verde. Da bambino mi hanno insegnato a dare un nome alle cose, e quel colore lo chiamo verde. Prova a farti la stessa domanda, e dammi la tua risposta. Sono proprio curioso.

Si, vabbè, ma quindi che problemi hai?

  • Super Puzzle Fighter. Una tragedia. Non posso giocarci. Lui e buona parte di quegli stupidi “board game”. Tanto non mi piacciono, e l’uva è acerba.
  • Non venitemi a dire che vi siete fatti/fatte una sfumatura di colore ai capelli: io non me ne accorgerò. E non perchè non mi interessa o sono poco premuroso. Proprio non lo vedo.
  • Analogamente, se diventate pallidi per una incurabile malattia, rossi per l’imbarazzo o verdi alla “Visitors”, non abbiate timore: io non lo saprò mai e potremo essere ancora amici.
  • Se vi domando “Dove ho messo la mia felpa verde?”, esiste la possibilità che mi stia riferendo ad una maglia grigia scura. Non fateci caso.
  • I led, per me, sono di 2 colori: verdi e blu. O rossi e blu, come preferite. Faccio un po’ fatica a distinguere tra il rosso e il verde quando guardo qualcosa di piccolo e luminoso. Quindi non costruite una macchina che mi segnali un pericolo con un led che da verde diventa rosso. A meno che non mi vogliate morto.
  • Si, quelle simpatiche immagini composte da pallini di diverso colore ove leggere un numero (che poi di solito è 21, 7 o 5) sono imperscrutabili ai miei occhi. Si, mi diverte rispondere a caso quando me li sottoponete, quindi continuate pure.

Ma quindi come vedi $X?

Facciamo così, vi do un paio di link.

http://www.colourlovers.com/blog/2008/07/24/as-seen-by-the-color-blind/
Alcune opere celebri. Ancora più belle.

http://colorfilter.wickline.org/?a=1;r=;l=9;j=1;u=simone.ruffilli.it;t=c
Il mio blog, visto da me.

http://colorfilter.wickline.org/?a=1;l=0;j=1;u=flickr.com;t=d
Flickr. Meno colorato.

Risponderò di buon grado alle vostre eventuali domande aggiornando questo post. Vi saluto con un “Verde di sera, bel tempo si spera!”

Non ho tempo

21 luglio 2008 Simone 2 commenti

Non è carino, credo (sono un novellino di questa selvaggia jungla che è la blogosfera), postare il link ad un articolo di qualcun’altro così, senza una spiegazione o un qualche ragionamento personale che possa andare ad arricchirlo. In realtà non c’è molto da aggiungere, Luca Sofri ha scritto una riflessione che condivido fino all’ultima parola e vi consiglio di leggere. E, comunque, non ho tempo, almeno per ora, di scrivere la mia…

http://www.wittgenstein.it/2008/06/04/alla-ricerca-del-tempo-perduto/

Segnalato da MF

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Playstation 3 e contributo di 200€ per lavoratori atipici?

2 luglio 2008 Simone 4 commenti

Come ho già esposto più volte nella breve vita di questo blog, esiste la possibilità per i lavoratori atipici (cococo e cocopro) di accedere ad un contributo una-tantum di 200 euro per l’acquisto di un PC.

Andiamo a leggere nel dettaglio l’Articolo 1, comma (4) e (6) del decreto attuativo dell’8 Giugno:

4. Al fine del contributo di cui al presente decreto per “PC” si intende un insieme di componenti elettroniche, dotato di certificato di garanzia e di assistenza tecnica e costituito dai seguenti
elementi:
a) un’ unita’ centrale e unita’ disco rigido interno;
b) una scheda di gestione dell’audio e del video;
c) un dispositivo di connessione e periferiche (video, tastiera, mouse);
d) un lettore CD Rom o DVD;
e) un sistema operativo adatto ad ospitare software applicativi di produttivita’ o gestionali;
f) la predisposizione per l’accesso ad internet (modem ovvero scheda di rete).

6. Il contributo e’ concesso anche in caso di acquisto di una parte del sistema operativo (notare che per sistema operativo si intende computer in questo caso ndr), purche’ comprendente almeno gli elementi di cui alle lettere a), e) ed f), del comma 4.

Il che, riassumendo, implica l’acquisto di un dispositivo dotato di CPU, HardDisk, sistema operativo e possibilità di accesso ad internet.

Interessante.

Il punto critico è (e): la Playstation 3, pur essendo capace di eseguire Linux, esce dalla casa madre, Sony, con un sistema operativo installato diverso. Non è dunque in grado di eseguire “software applicativi di produttivita’ o gestionali”? Certo che si! Un computer dotato di browser, al giorno d’oggi, è in grado di compiere tutte quelle mansioni che fino a qualche anno fa potevano essere svolte solamente “offline”, con Word, Excel e compagnia. Google Docs è una suite di programmi che gira direttamente sul browser e permette di compiere praticamente tutto ciò che la ben più blasonata suite di Microsoft riesce a fare.

E’ una forzatura della legge? Può darsi. Vale la pena provarci? Potete scommetterci!

Mi raccomando: chiunque di voi tenti di seguire la strada dei contributi statali per l’acquisto della Playstation 3 me lo faccia sapere, prometto ringraziamenti e visibilità su queste pagine. Buona battaglia!

L'anima delle cose

26 giugno 2008 Simone Nessun commento

Undici mesi, per uno smartphone, rappresentano la maturità. L’acquirente ha raggiunto una condizione ottimale in termini di software installato, velocità d’uso, sfruttamento del terminale.

Un telefono come il mio Nokia E65, dotato Wi-Fi, client VoIP nativo e l’accesso alla sterminata (?) collezione di software per symbian (Fring, Gmail, Gmaps…) rappresenta per me la quadratura del cerchio: un dispositivo intelligente, funzionale ed elegante.

La minaccia derivante dall’uscita sul mercato dell’N95, pur avendo fatto tremare per qualche istante il povero E65, è rientrata senza troppi problemi, anche perchè il nostro eroe si è fatto forte del vincolo contrattuale con 3 che scadrà a Luglio del 2009.

Con l’iPhone lontano, un piano voce ben dimensionato sulle mie esigenze, la possibilità di accedere ad internet tramite un client proprietario di 3, che, pur lento e limitato, garantiva quella indispensabile apertura di una finestra sul mondo, E65 riposava tranquillo nelle mie comode e calde tasche.

E poi Steve Jobs annuncia l’iPhone 3G. Che costerà meno di 199$ in tutto il mondo. E che uscirà l’11 luglio in Italia. Niente di più titillante per il mio tecnofeticismo. E’ stato, forse, quando ho scritto l’ultimo post sull’iPhone che qualcosa tra noi si è rotto. Imperturbabile, il nostro piccolo Nokia continuava a fare dignitosamente il proprio lavoro, freezandosi con la stessa frequenza settimanale di prima, nell’attesa di potere muovere la propria pedina.

L’aggiornamento del firmware.

Una pratica pericolosa e spesso inutile, ma assolutamente irresistibile. Aggiornare un firmware dà un senso di sazietà ed appagamento quasi paragonabile a quello dell’acquisto di un nuovo gadget, perdipiù a costo zero: una prelibatezza. Ma di aggiornamento firmware si muore. E così, come un samurai disonorato che punta la katana al proprio stomaco per lavare un’onta, una volta raggiunto il 40% circa dell’aggiornamento firmware (fatto col telefono collegato all’alimentazione e mai toccato durante tutto il processo) E65 decide di staccare il cavo che lo teneva in vita. A nulla sono valsi i tentativi di rianimarlo: solo un flebile soffio di vita, il bootloader, che si manifesta con l’accensione della retroilluminazione, lo tiene ancora legato a questo mondo. La mia unica speranza è confidare nella gentilezza di un chirurgo operatore di un nokia point.

Resta con me.

Comunicazione di servizio: resterò completamente senza telefono perlomeno fino a questa sera alle 20, e, da quel momento in poi, non userò più il numero Wind fino a data da destinarsi.