iPad: opinioni non richieste

Pretty cool huh?
Dal giorno della sua presentazione, quando Santo Steve ci ha finalmente portato la luce sottoforma di tablet, la rete si è divisa tra coloro che stroncano iPad senza possibilità di appello, ed i fan-boy che, pur riconoscendone i limiti, sospirano ammirati in attesa della messa sul mercato.
Io sono entusiasta.
Progettatemi un tablet entro domani!
La divisione marketing di Apple si è rivelata, ancora una volta, di una efficienza rigorosa: l’aspettativa intorno a questo tablet misterioso che -si sussurrava- sarebbe stato presentato a fine Gennaio, era tale da indurre i fan-boy ad orgasmi spontanei e la concorrenza ad una disordinata corsa ai ripari. Il 6 Gennaio 2010 Microsoft, in occasione del CES, presenta un “tablet” ancora senza nome prodotto da HP.
“Guardate, ci gira sopra Windows 7″ – gridava fiero e sudato un imbarazzante Steve Ballmer dal palco. Sottolineava orgoglioso la principale debolezza della creatura HP/Ms.
Flashback
Da quando Microsoft Apple Xerox concepì l’interfaccia grafica come metafora di una scrivania sopra la quale vi sono appoggiati documenti, fruibile con una tastiera ed un mouse, il paradigma di utilizzo dei personal computer non è cambiato di una virgola. Tale sistema funzionava felicemente con la workstation grafica, con il nostro primo PC sul quale giocavamo a “Monkey Island” e persino sui PC portatili, nonostante qualche problema nel replicare l’esperienza del mouse.
Mano a mano che la tecnologia permetteva la creazione di dispositivi sempre più piccoli ed orientati ad un utilizzo in movimento, emergevano tuttavia gli evidenti limiti di questo più che maggiorenne paradigma di utilizzo. L’introduzione dei netbook, quegli ibridi con la forma di un laptop, le dimensioni di una calcolatrice e la potenza di un Grillo parlante Clementoni, ha poi consolidato l’esigenza di una interfaccia uomo-macchina completamente diversa da quella alla quale ci eravamo abituati, perlomeno in scenari di utilizzo in mobilità.
Nello stesso anno in cui ASUS introdusse l’eeePc, era il 2007, aveva già fatto capolino il game-changer: iPhone, il telefono cellulare di Apple. Un oggetto dalla carica innovativa devastante, con una interfaccia touchscreen studiata per essere utilizzata con profitto senza l’ausilio di stylus, tasti direzionali o alchimie varie. Per ingrandire una fotografia è sufficiente “stirarla” con la punta delle dita, per eliminare un sms basta spizzicarlo fuori dallo schermo.
Questo aggeggino portava un’altra novità sui dispositivi di telefonia mobile: un browser vero. Safari per iPhone è capace di renderizzare perfettamente qualsiasi pagina web, esattamente come il vostro browser preferito (a patto che non si tratti di IE).
Apple aveva capito alcuni concetti fondamentali:
- l’interazione con un dispositivo touchscreen deve essere il più semplice e naturale possibile, libera dalle tare imposte sui PC;
- “Software as a Service” è un termine che ha cessato di essere buzz-word oramai da un lustro: la gran parte del tempo speso al computer è (o potrebbe essere) speso all’interno di un browser. Un dispositivo mobile doveva garantire una esperienza web paragonabile a quella a cui si è abituati su un computer tradizionale.
La concorrenza dei dispositivi Symbian, Windows Mobile e Blackberry era stata sbaragliata già in partenza, almeno tecnologicamente.
“Enter Android” Say your prayers little one don’t forget my son to include everyone
Il mercato della telefonia mobile era diventato improvvisamente interessante ed enormemente redditizio per i produttori di hardware e di software, grazie all’enorme successo di vendite dell’ultimo nato Apple. iPhone non era solamente un nuovo prodotto, ma soprattutto un nuovo modo di concepire Internet in mobilità, una nuova piattaforma per la fruizione di contenuti digitali.
Una piattaforma attraverso la quale vendere pubblicità.
Google, che già nel 2005 con l’acquisizione di Android inc., aveva individuato il mobile web come terreno fertile per l’advertising (che, ricordo ai più sprovveduti, è il core business della grande G), cominciò a piazzare le proprie pedine rilasciando il 12/11/2007 la prima beta dell’SDK di Android, un sistema operativo opensource per smartphone ed handheld, ispirato dagli stessi principi di usabilità e di “Internet centricità” che avevano mosso Apple. Una mossa dettata dall’esigenza di non creare un mercato pubblicitario sul web polarizzato da un unico player.
Da allora, Android è finito su laptop, lettori multimediali, e, ovviamente, telefoni cellulari, inseguendo (senza averlo ancora raggiunto?) il primato tecnologico di Apple.
Back to our days
E insomma, arriva il 27 Gennaio 2010, Steve calca il palco dello “Yerba Buena Center for the Arts” di San Francisco, e introduce al mondo “la cosa più importante che abbia mai prodotto”: un dispositivo che altro non è che un iPhone gigante. Che però non telefona.
Grida, di scherno per i detrattori e di dolore per chi sperava venisse consegnato loro il device definitivo, echeggiavano per tutta la rete, incredula di fronte ad un oggetto già visto, analizzato ed assimilato. Tutta l’aspettativa generata era stata sbriciolata in un istante da un dispositivo che pareva nato vecchio; nemmeno il “Reality distortion field” di Jobs aveva potuto nulla.
D’accordo, iPad ha delle lacune. Non ha una webcam frontale (ma si sussurra l’avrà presto), non supporta il multitasking, non ha lo schermo adatto all’utilizzo come eBook reader (la durata della batteria del Kindle si esprime in settimane, non ore), e soprattutto è il solito Walled garden infestato di DRM che le major tentano di proporci da almeno dieci anni. Ma è l’oggetto che getta le basi per un nuovo modo di concepire il mobile computing. Che aggredirà (devastandolo) il mercato dei netbook, fornendo finalmente la via di mezzo tra laptop e smartphone, a partire da 499$ (in Euro? 499, probabilmente).
Un oggetto che crea un nuovo mercato.
Quasi mille parole per arrivare a distillare il pensiero che mi ronza in testa da qualche giorno: iPad farà bene soprattutto a Google ed al suo Android: Apple ha legittimato un mercato che fino al giorno prima poteva dirsi inesistente, ma non sarà l’unica a beneficiarne.
Android è una piattaforma tecnologicamente alla pari di quella di casa Apple, con in più il vantaggio di essere free, “as in beer” (gratuita per i produttori di hardware) ed “as in speech” (i suoi sorgenti sono liberamente disponibili): fattori che hanno attirato player di prima importanza del settore della telefonia e non solo (HTC, Samsung, Dell, Siemens, Philips, Motorola, Huawei, Acer, Asus, Garming e tanti altri), che non esiteranno ad entrare a piedi uniti nel nascente mercato dei tablet. Qualcuno, come MSI, ha già annunciato un prodotto.
Una sana concorrenza “interna” tra produttori di device basati su Android penserà a colmare le lacune di iPad che ho evidenziato sopra.
Per concludere, cito il buon Eio: una delusione, tempo sei mesi ce l’avremo tutti.
Che sia iPad o Android, aggiungo io.





































