Undici mesi, per uno smartphone, rappresentano la maturità. L’acquirente ha raggiunto una condizione ottimale in termini di software installato, velocità d’uso, sfruttamento del terminale.
Un telefono come il mio Nokia E65, dotato Wi-Fi, client VoIP nativo e l’accesso alla sterminata (?) collezione di software per symbian (Fring, Gmail, Gmaps…) rappresenta per me la quadratura del cerchio: un dispositivo intelligente, funzionale ed elegante.
La minaccia derivante dall’uscita sul mercato dell’N95, pur avendo fatto tremare per qualche istante il povero E65, è rientrata senza troppi problemi, anche perchè il nostro eroe si è fatto forte del vincolo contrattuale con 3 che scadrà a Luglio del 2009.
Con l’iPhone lontano, un piano voce ben dimensionato sulle mie esigenze, la possibilità di accedere ad internet tramite un client proprietario di 3, che, pur lento e limitato, garantiva quella indispensabile apertura di una finestra sul mondo, E65 riposava tranquillo nelle mie comode e calde tasche.
E poi Steve Jobs annuncia l’iPhone 3G. Che costerà meno di 199$ in tutto il mondo. E che uscirà l’11 luglio in Italia. Niente di più titillante per il mio tecnofeticismo. E’ stato, forse, quando ho scritto l’ultimo post sull’iPhone che qualcosa tra noi si è rotto. Imperturbabile, il nostro piccolo Nokia continuava a fare dignitosamente il proprio lavoro, freezandosi con la stessa frequenza settimanale di prima, nell’attesa di potere muovere la propria pedina.
L’aggiornamento del firmware.
Una pratica pericolosa e spesso inutile, ma assolutamente irresistibile. Aggiornare un firmware dà un senso di sazietà ed appagamento quasi paragonabile a quello dell’acquisto di un nuovo gadget, perdipiù a costo zero: una prelibatezza. Ma di aggiornamento firmware si muore. E così, come un samurai disonorato che punta la katana al proprio stomaco per lavare un’onta, una volta raggiunto il 40% circa dell’aggiornamento firmware (fatto col telefono collegato all’alimentazione e mai toccato durante tutto il processo) E65 decide di staccare il cavo che lo teneva in vita. A nulla sono valsi i tentativi di rianimarlo: solo un flebile soffio di vita, il bootloader, che si manifesta con l’accensione della retroilluminazione, lo tiene ancora legato a questo mondo. La mia unica speranza è confidare nella gentilezza di un chirurgo operatore di un nokia point.
Resta con me.
Comunicazione di servizio: resterò completamente senza telefono perlomeno fino a questa sera alle 20, e, da quel momento in poi, non userò più il numero Wind fino a data da destinarsi.